Storia e dramma dell’Oxford English Dictionary
di Eros Barone
È possibile scrivere una storia avvincente collocando al centro di essa un dizionario? E, ancora, è possibile collegare questo inèdito protagonista alla figura di un ufficiale medico nordamericano che, dopo aver perso il senno nel corso di quella guerra di secessione che, assieme alla guerra di Crimea, fu uno dei conflitti più sanguinosi ed atroci dell’età moderna prima delle due guerre mondiali del Novecento, consuma, senza motivo apparente, un omicidio nella brumosa Londra dickensiana e trascorre infine lunghi decenni di reclusione in un manicomio criminale?
A quanto pare, tutto ciò e altro ancora è possibile, ad ennesima riprova della talentuosa originalità di certa cultura anglosassone, soprattutto se a raccontare questa storia incredibile ma vera è un giornalista di grande prestigio come Simon Winchester, il quale, scrivendo il romanzo intitolato “L’assassino più colto del mondo” (1999), ha compiuto uno straordinario reportage storico e glottologico, in cui è riuscito a ricostruire, giovandosi di una solidissima base documentaria, il clima, gli usi e i costumi, la cultura, il linguaggio e il paesaggio, che caratterizzano quell’America protocapitalistica e tardoschiavistica lacerata dallo scontro fra unionisti e confederati, così come quella imperiale società cristiano-borghese in versione britannica, che concorsero a produrre la singolare vicenda di William Chester Minor, cioè un misto di pazzia e di filologia.
L’industria cinematografica, dal canto suo, ha impiegato parecchio tempo (una ventina d’anni) prima di rendersi conto che il lavoro svolto da Winchester era, fra le altre cose, un palinsesto perfetto per un film. Così, giovandosi della superba interpretazione di due attori come Mel Gibson e Sean Penn e dell’abile regia di Farhad Safinia, Il professore e il pazzo (“The Professor and the Madman”) ci fornisce la riduzione cinematografica di una vicenda che, ruotando attorno alla realizzazione di un dizionario, non sembrerebbe per niente adatta a suscitare un coinvolgimento così drammatico e, nel contempo, così riflessivo come quello che sta motivando il successo di questa pellicola irlandese.
Ma torniamo al tema che è l’asse portante del palinsesto. Orbene, riguardo al protagonista del romanzo di Winchester, ossia all’Oxford English Dictionary (noto correntemente come OED), vi è da dire, in primo luogo, che esso è il frutto di oltre quarant’anni di un lavoro colossale, in cui sono state raccolte quasi cinquecentomila parole, corredate da definizioni, derivazioni e citazioni, per un totale di caratteri tipografici che, messi l’uno accanto all'altro, coprono la distanza fra Londra e Manchester. Quel lavoro ebbe inizio nel 1879, quando il filologo James Murray, responsabile della pubblicazione dell’OED, pubblicò un annuncio per la ricerca di volontari disposti a collaborare alla stesura del grande dizionario e più di quattrocento tra uomini e donne risposero all'appello. Accadde poi che, quando il primo volume vide la luce, tra i più assidui collaboratori comparisse un certo dottor Minor da Crowthorne, nel Berkshire. In effetti, l'indirizzo da cui il dottor Minor mandava i suoi contributi era il manicomio criminale di Broadmoor. Sennonché, William Minor non era un medico dello staff o il direttore della struttura, come aveva pensato Murray; egli era in realtà il paziente numero 742. Ma chi era e da dove proveniva William Chester Minor?
Nato da genitori americani nello Sri Lanka (l'antica Serendip, da cui deriva la parola ‘serendipity’, sulla quale sarà opportuno tornare alla fine dell’articolo), laureato in chirurgia a Yale, medico di guerra per i nordisti durante la guerra civile, omicida paranoico a Londra, pazzo criminale nel Berkshire, raffinato amante delle parole, sembrava costituire la vivente illustrazione della verità del détto latino secondo cui “nullum magnum ingenium fuit sine mixtura dementiae”. Nel 1864, durante la cruenta battaglia di Wilderness, fu costretto a marchiare a fuoco con una “D” il vólto di un soldato irlandese che aveva disertato. Con tutta probabilità questo episodio fu il fattore scatenante della sua follia. Già internato nel 1868, quattro anni dopo il dottor Minor compie un viaggio in Inghilterra e il 17 febbraio del 1872 si consegna alla polizia londinese perché, in preda ad una mania di persecuzione, quella stessa mattina aveva ucciso a colpi di pistola un irlandese in una squallida stradina di periferia. Da carcerato Minor trova nella stesura dei lemmi del dizionario un rifugio e uno stimolo. Nei trentotto anni in cui collabora con Murray, egli assurge al rango di brillante lessicografo e prezioso collaboratore di una delle imprese più ammirevoli e imponenti che la civiltà occidentale abbia concepito e condotto a termine: la realizzazione dei dodici volumi dell’Oxford English Dictionary (oggi saliti a venti con i successivi volumi di aggiornamento). Minor spedisce a ritmo serrato le sue schede, assommando nel corso dei decenni ben dodicimila contributi. A volte ne inviava centinaia a settimana e tutte le schede risultavano compilate con una precisione e un'accuratezza impareggiabili. Ma William Chester Minor era pazzo, e la morale ipòcrita della società vittoriana di certo non lo aiutò. Nel 1902, convinto che di notte venisse portato contro la sua volontà in luoghi lontani, ove era costretto a prender parte a interminabili orge, attanagliato dai sensi di colpa, il dottore esegue su se stesso con un tagliacarte una perfetta penectomia. Uscirà da Broadmoor nel 1910 e vivrà gli ultimi dieci anni della sua esistenza negli ospedali psichiatrici di Washington prima e di Hartford, nel Connecticut, poi, fino a quando le complicazioni di una polmonite lo condurranno a morte nel 1920.
Tuttavia, L’assassino più colto del mondo non è solo la storia di Minor: il romanzo è anche la storia parallela dell'amicizia epistolare che legò fin dal loro primo incontro Minor e Murray, allorché questi scoprì che l'indirizzo del suo corrispondente era quello del manicomio. Lungo il percorso di queste molteplici storie, Simon Winchester passa dalla Londra di Dickens ai campi di battaglia della guerra di secessione americana, dalle spiagge di Ceylon a Pensacola Bay in Florida, intrecciando abilmente i fili delle vicende umane di Minor e Murray con quelli dei veri protagonisti del romanzo: il Grande Dizionario della Lingua Inglese e l'amore per le parole e per la cultura, che accomuna i due uomini.
Difficilmente, quando consultiamo enciclopedie e dizionari, ci interroghiamo sulla vita dei loro autori e ben più raramente attribuiamo a questi oscuri compilatori vite avventurose o più semplicemente un minimo di esistenza. Ecco perché non vi è alcun’altra parola, eccettuata quella di ‘serendipità’, che meglio possa evocare l’imprevedibile incontro fra Minor, l'ufficiale medico americano traumatizzato dalle esperienze della guerra civile e tormentato dai ricordi di un'infanzia trascorsa nei paradisi dello Sri Lanka, e la titànica impresa cui attende James Murray, nato nell’Inghilterra rurale, ai confini con la Scozia, e dotato di una curiosità e di un talento tali da farne un autentico rappresentante dell'erudizione più vasta e uno dei più veri eroi della lingua inglese.
Riguardo a Ceylon, vale la pena ricordare che questa isola tropicale, che sembra pendere dall’estremità meridionale dell’India come una lacrima, oggi si chiama Sri Lanka, ma un tempo era chiamata, dai mercanti del Mare Arabico, Serendip. Nel XVIII secolo Horace Walpole immagina un racconto fantastico su tre prìncipi che vi regnavano e che avevano l’incantevole abitudine di imbattersi del tutto casualmente in oggetti meravigliosi. Fu in tal modo che la lingua inglese si arricchì della parola ‘serendipity’, passata ormai anche nella lingua italiana a indicare una scoperta imprevista che viene fatta nel corso di una ricerca orientata in tutt’altra direzione (come, ad esempio, la scoperta del Nuovo Mondo compiuta da Cristoforo Colombo, il quale si proponeva di ‘buscar el levante por el ponente’, cioè di raggiungere le Indie orientali seguendo la rotta occidentale). «Pur non essendo di per se stesso una buona ragione per voler possedere il grande libro», annota argutamente l’autore, «trovare il nome di Minor rappresenta forse un supremo esempio dei momenti di serendipità per cui l'Oxford English Dictionary è giustamente famoso. E pochi potrebbero negare che la serendipità, nei dizionari, è invero splendida cosa.»
( da sinistrainrete.info, pubblicato il 6 giugno 2019 )